Perché il programma Erasmus si chiama cosi? Non solo per Erasmo da Rotterdam

Entrata ormai di diritto nel vocabolario internazionale, la parola Erasmus porta con sé un’infinita serie di significati che ciascuno studente ha l’affascinante compito di riempire durante quella che costituirà...

Entrata ormai di diritto nel vocabolario internazionale, la parola Erasmus porta con sé un’infinita serie di significati che ciascuno studente ha l’affascinante compito di riempire durante quella che costituirà una delle esperienze più importanti della sua vita.

Ma come spesso accade, un nome diventa tale per origini antiche, origini che rimandano a significati profondi, legati ad un mondo che si vorrebbe riprodurre o a una personalità di cui si vorrebbero richiamare le qualità.

È proprio questa la ragione della scelta del nome Erasmus, usato per indicare il Programma europeo che da decenni permette ai giovani di tutta Europa di lasciare per qualche mese il proprio Paese di origine per vivere un’esperienza di studio e di lavoro all’estero, arricchendo il proprio patrimonio di conoscenze e di esperienze a contatto con la cultura di altri Paesi.

Oltre ad essere l’acronimo di European Region Action Scheme for the Mobility of University Students, la parola Erasmus rimanda al famoso teologo e umanista Erasmo da Rotterdam, nato in Olanda nel 1467. Il perché è facilmente intuibile se si considera la sua vita, animata da quell’impagabile sete di conoscenza che lo ha portato a viaggiare per lunghi anni lungo le rotte delle principali città europee del XV secolo.

L’autore del celebre saggio “Elogio della follia”, considerato una delle opere letterarie più influenti della moderna civiltà occidentale, percorse infatti in lungo e in largo il Vecchio Continente proprio con l’intento di studiare e approfondire le proprie conoscenze in merito alle differenti culture.

La sua vita fu così un susseguirsi incessante di viaggi e scoperte, che gli offrirono l’opportunità di aprire la propria mente, diventando il vero iniziatore del rinnovamento culturale che investì i Paesi germanici negli anni della Riforma protestante.

Dopo aver vissuto per anni in Francia, dividendosi tra Orléans e Parigi, lo studioso olandese si trasferì, nel 1499, in Inghilterra dove entrò in contatto con i più importanti centri culturali dell’epoca, stringendo preziose amicizie con personalità del calibro di Tommaso Moro e John Colet, figure di spicco della filosofia tra Umanesimo e Rinascimento.

La fama che cominciò ben presto a circondarlo, lo spinse successivamente a viaggiare alla scoperta dell’Italia, visitando la maggior parte delle più belle città della Penisola, come Bologna, Venezia e Napoli, solo per citarne alcune.

E furono probabilmente proprio queste impagabili esperienze a ispirarlo, una volta tornato in Inghilterra, nella stesura del suo capolavoro, il già citato “Elogio della Follia”, divertente quanto sferzante critica sulla tracotanza umana, diventata una delle opere centrali del canone filosofico e letterario mondiale.

E alla luce di queste riflessioni, non poteva esistere spunto migliore per dare il nome al Programma Lifelong Learning, nato nel 1987 grazie all’intraprendenza e alla lungimiranza di Sofia Corradi, ormai conosciuta con il nome di “mamma Erasmus”.

Come Erasmo secoli fa nutriva il sogno di un’umanità unita da radici culturali comuni, così gli studenti dei nostri giorni possono diventare cittadini del mondo, alimentando il sogno di appartenenza all’Unione Europea.

Associare il moderno Programma di crescita interculturale al nome dell’intellettuale olandese, divenuto simbolo di una comunione intellettuale che trascende i confini tra le nazioni e trasforma la diversità in elemento di arricchimento e non di divisione, diventa così operazione semplice e obbligata.

Ma l’esigenza di appagare la propria sete di conoscenza al di fuori dei propri confini nazionali non si esaurì con la vita di Erasmo. Già a partire dal secolo successivo, infatti, divenne vera e propria consuetudine per i giovani dell’aristocrazia europea completare e perfezionare la propria educazione compiendo il Gran Tour, un lungo viaggio nell’Europa continentale durante il quale si impegnavano a conoscere la politica, la cultura e l’arte delle maggiori capitali culturali del Vecchio Continente.

È in quel periodo che iniziò a diffondersi in Europa il piacere del viaggio in sé, avulso dagli scopi economici e commerciali che lo avevano animato fino ad allora. Un’esigenza legata alla scoperta del nuovo, data dalla curiosità e dalla voglia di sapere, in una cornice di puro divertimento.

Quali migliori presupposti di questi per scegliere di partecipare al viaggio che cambia la vita?

Categories
NewsProjects & Certificates_Italiano

Laureata all’IUO in Scienze Politiche – Relazioni Internazionali, ha una grande passione per i viaggi, la conoscenza di nuove culture e “way of life”, lettura di romanzi, narrative, saggi. Ama stare con i suoi amici, con la sua famiglia e soprattutto con le sue splendide figlie. Nella sezione “Skills, Training and Projects” si occupa di progettazione europea e consigli per accrescere le competenze per una scuola competitiva e innovative.

No Comment

Leave a Reply

*

*

RELATED BY