10 canzoni sul lavoro – prima parte

"The working, the working just the working life"

Dopo esserci occupati delle canzoni sulla scuola e averi proposto 10 canzoni da ascoltare in viaggio, abbiamo la preparazione adeguata per dedicarci alle canzoni sul lavoro.
Avremmo voluto fare una top 10 anche delle canzoni sulla formazione professionale e sui tirocini, ma sfortunatamente non ne abbiamo trovate!

Così come si diceva a proposito dei brani di argomento scolastico, anche in questo caso prevalgono le canzoni di protesta, che siano nell’ambito folk-cantautoriale o nell’ambito rock. Protesta verso l’alienazione del lavoro, lo sfruttamento, la mancanza di sicurezza, per estendersi a volte all’intero sistema sociale. Tuttavia, non mancano un paio di curiose eccezioni! Buona lettura!

 

Francesco Guccini – LA LOCOMOTIVA (dall’album Radici, Italia, 1972)

In quello che è il titolo più noto della sua lunga carriera di cantautore, Francesco Guccini fonde il tema del lavoro con quello della lotta politica in maniera inscindibile. Viene narrata, con epica trasfigurazione, la reale vicenda del ferroviere anarchico Pietro Rigosi, il quale, nel 1893, decide di compiere un attentato suicida, lanciandosi con una locomotiva contro un treno di lusso.
Si tratta di un gesto simbolico, la vendetta del proletariato contro i ricchi borghesi.
Tuttavia, almeno nell’interpretazione che ne dà Guccini, anche la locomotiva acquisisce un valore metaforico: è il poderoso emblema del progresso, che, nell’ottica marxista e anarchica di fine ‘800, non può che realizzarsi attraverso lo sradicamento dell’iniquità sociale e la creazione di una società egualitaria. Quindi, il treno è “un mito di progresso lanciato contro i continenti”, la macchina a vapore ha “la stessa forza della dinamite” ed è lo strumento rivoluzionario nelle mani del proletario; un ordigno che, però, viene disinnescato, nel momento in cui il piano di Rigosi è scoperto e la locomotiva deviata contro treni merci fermi alla stazione di Bologna. L’anarchico è ferito, ma sopravviverà. Insomma, al di là di qualsiasi valutazione di merito sulla chiamata alla rivolta violenta che questo brano indiscutibilmente rappresenta (potrebbe perfino essere considerato un’apologia al terrorismo), La locomotiva è uno dei momenti poeticamente più elevati della canzone d’autore italiana che parla di lavoro e di lavoratori.

Bruce Springsteen – FACTORY (dall’album Darkness on the Edge of Town, USA, 1978)

Il grande song-writer rock americano ci regala un brano sul lavoro assai amaro, che parte certamente dalla propria vicenda personale e mette in scena la desolazione, la sofferenza che è propria di tutti i lavoratori alle prese con attività pesanti. L’operaio si sveglia presto e già sente in lontananza il fischio che proviene dalla Factory (“Fabbrica”). Ripete ogni giorno gli stessi gesti stanchi, percorre la stessa strada sotto il sole e sotto la pioggia. E operaio è il padre di Springsteen: la fabbrica gli ha consentito di sopravvivere e di nutrire la sua famiglia, ma si è presa il suo udito e, in qualche modo, l’intera sua vita. Il finale è quasi apocalittico: gli operai ritornano alle loro case con la morte negli occhi, disperatamente certi che, in qualche altra fabbrica o persino nella loro, qualche lavoratore si farà male anche stanotte.

Rino Gaetano – AGAPITO MALTENI IL FERROVIERE (dall’album Ingresso libero, Italia, 1974)

Anche Rino Gaetano, cantautore atipico e orgogliosamente inclassificabile, si occupa di lavoratori e, in particolare, di ferrovieri, proprio come aveva fatto il suo idolo/anti-idolo Francesco Guccini (bersagliato, insieme a Mike Bongiorno e Raffaella Carrà, in Nuntereggae più). Il contesto, tuttavia, è assai differente, rispetto a La Locomotiva: non siamo più alla fine dell’800, bensì negli anni ’70, lo scenario non è l’orizzonte a perdita d’occhio della pianura emiliana, ma l’arido Tavoliere di Puglia e il macchinista non è un militante rivoluzionario, ma un uomo semplice del Sud. Il suo cruccio è la dolorosa emigrazione dei braccianti agricoli meridionali verso le fabbriche del Triangolo Industriale (“lasciando la sua falce in cambio di un martello”), che svuotava e continua a svuotare i borghi del Mezzogiorno. Agapito decide così di rifiutarsi di condurre il treno dalla Puglia a Roma, progettando di lasciarlo in sosta alla stazione di Barletta e facendone parte al suo collega macchinista. Il finale non è molto chiaro: Rino ci dice soltanto che “fu una mano ad addormentarlo”. Quello che sembra certo è che, anche in questo caso, l’iniziativa eroica e disperata di un singolo non avrà successo.

The Beatles – TAXMAN (dall’album Revolver, UK, 1966)

Taxman (“Esattore delle tasse”) è la canzone che apre Revolver, in genere considerato il disco che segna il definitivo approdo dei FabFour al rock psichedelico, dopo la prima fase beat ingenua e romantica. Anche questo può essere considerato un brano di protesta, sebbene, questa volta, sotto accusa non siano le cattive condizioni di lavoro o lo sfruttamento, bensì le esose pretese del fisco britannico che avevano suscitato lo sdegno di George Harrison, autore del testo.
L’esattore è qui rappresentato come un avido senza scrupoli, pronto ad applicare imposte su ogni bene materiale e… immateriale: “se guidi una macchina, tasserò la strada/se provi a sederti, ti tasserò la sedia/se hai troppo freddo, tasserò il caldo/se vai a farti una passeggiata, ti tasserò il piede…”; fino a minacciare persino la tassa sui penny posti sugli occhi dei cadaveri per pagare il traghettatore delle anime verso l’Oltretomba (antica usanza britannica). Certo, fa uno strano effetto sentir cantare questi versi dai Beatles, che hanno spesso vagheggiato, nelle loro canzoni, la giustizia sociale e l’egualitarismo…

Banda Bassotti – GIUNTI TUBI PALANCHE SKA (dall’album Figli della stessa rabbia, Italia, 1992)

Non poteva mancare, nel novero delle professioni cantate, uno dei mestieri tradizionalmente più duri e indispensabili: l’operaio nel settore edile, ossia il muratore. La Banda Bassotti, formazione romana che fonde, nel suo tessuto musicale, ska, musica d’autore e oi! music (ossia il punk degli skin-heads), ha sempre ostentato con orgoglio l’occupazione nell’edilizia dei suoi componenti, fino a intitolare un Lp “Avanzo de cantiere”. Giunti tubi palanche ska apre l’album d’esordio della band e può essere considerata una sorta di sintesi di quelli che saranno i contenuti tipici delle canzoni della Banda Bassotti: impegno politico a sinistra, denuncia dello sfruttamento, fierezza proletaria, passione per la musica e amore/odio per il proprio lavoro. Accompagnato da una ritmica ska, anzi, “Edil-Ska”, il brano descrive il polveroso ambiente del cantiere, tra “calce, cucchiara e cofana” e la vernice al quarzo che macchia i vestiti. Sono otto ore di prigionia giornaliera, ma è una vita onesta e non è detto che le persone agiate stiano poi meglio, dato che non fanno che lamentarsi: “il benessere non è/poi una gran bella cosa/tanta gente che ce l’ha/mai la lingua gli riposa”.

 

Qui potete leggere la seconda parte

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Do you know that?News_Italiano

Laureato in Lettere Moderne, docente abilitato in italiano, latino, storia e geografia. Una grande passione per il Rock Alternativo e, in particolare, per la New Wave dei primi anni ’80, pur non trascurando cinema e letteratura. Ama viaggiare e ancor di più pianificare il viaggio, fantasticando per ore sull’atlante. Trascorre i pomeriggi tra documentari sugli “Anni di Piombo” e servizi televisivi di calcio d’epoca.

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