Formazione docenti: una didattica innovativa e nuove forme di apprendimento per contrastare la dispersione scolastica

La dispersione scolastica, ossia l’allontanamento dei giovani in età scolare dai percorsi formativi dell’obbligo, è un fenomeno che continua a essere di grande attualità e interesse da parte non solo...

La dispersione scolastica, ossia l’allontanamento dei giovani in età scolare dai percorsi formativi dell’obbligo, è un fenomeno che continua a essere di grande attualità e interesse da parte non solo dell’Europa, ma anche dell’Italia, in quanto leva principale per lo sviluppo culturale, sociale e economico di ogni Paese.

Infatti, ridurre il tasso di abbandono scolastico al di sotto del 10% entro il 2020 è uno degli obiettivi lanciati dall’Europa nell’ambito della Strategia 2020: l’Unione Europea ha riconosciuto la lotta all’abbandono scolastico come uno dei suoi cinque obiettivi prioritari. “Il tasso di abbandono scolastico deve essere inferiore al 10% e almeno il 40% dei giovani deve essere laureato”: questo obiettivo è di fondamentale importanza per sostenere l’educazione di qualità al fine di favorire l’incremento della competitività e dell’innovazione dal punto di vista didattico nel contesto globale, promuovere l’inclusione sociale e l’esercizio della cittadinanza attiva e sostenere la crescita intelligente, sostenibile e inclusiva che l’Europa si propone di realizzare.

Purtroppo però, secondo i dati dell’istituto di statistica europeo Eurostat, la realtà che ci troviamo davanti è che in Italia sta di nuovo crescendo il numero di giovani che lasciano la scuola in anticipo e senza diplomarsi. Dopo un periodo in cui l’Italia aveva recuperato studenti, facendoli restare nelle scuole fino al diploma, già lo scorso anno si era invertita la tendenza. Era il 13,8% nel 2016 (considerando la fascia di età 18-24 anni), poi il 14% nel 2017 e nel 2018 (dati ancora provvisori) è arrivato al 14,5%. Questo fenomeno colpisce di più alcune regioni e zone del Paese rispetto ad altre (nelle regioni del Sud è più alta la percentuale di abbandono) e sono soprattutto le ragazze a uscire dal percorso scolastico in anticipo: sono il 12,1% quelle che lasciano la scuola senza diploma, mentre la percentuale maschile rimane stabile al 16,6% (Fonte: Eurostat 2018), dati questi al di sopra della media europea che sfiora nel suo complesso il 10% che è l’obiettivo del 2020.

Le conseguenze della dispersione scolastica non riguardano solo la perdita per migliaia di giovani di cogliere opportunità offerte dal compimento della scuola superiore o di una seria formazione professionale, ma riguardano anche i grandi rischi che questi giovani in crescita corrono in termini di mancato inserimento nel mercato del lavoro e di emarginazione sociale, con ricadute pesanti sull’abbassamento del livello culturale del Paese e sulla coesione territoriale e sociale. Per questo riveste un ruolo essenziale la formazione docenti, al fine di contrastare le problematiche che derivano da questo fenomeno così importante e che emergono nell’ambiente scolastico, rappresentate per esempio da difficoltà di apprendimento e basso rendimento anche a causa di assenze in classe e frequenza irregolare, difficoltà di relazione degli studenti sia fra di loro che con gli insegnanti, scarsa motivazione e partecipazione degli studenti in classe.

Come ci dice il Ministero dell’Istruzione italiano in un documento specifico pubblicato nel gennaio 2018 focalizzato su questo tema, la programmazione e le azioni che si metteranno in campo per affrontare e migliorare questa situazione riguarderanno molto da vicino i docenti, in termini soprattutto di loro formazione. Infatti, fra gli obiettivi che si intende perseguire a riguardo vi sono: favorire la didattica innovativa e le iniziative laboratoriali, aumentare le occasioni di formazione dei docenti, sostenere le esperienze di peer education (letteralmente ‘educazione tra pari’, strategia educativa che si basa sull’idea di promuovere un processo naturale di trasmissione di esperienze e conoscenze tra i membri di un gruppo di pari e in questo caso fra studenti stessi), promuovere forme di tutoring e mentoring degli studenti nei percorsi formativi, investire sull’orientamento informativo ed educativo come strumento di supporto e accompagnamento delle scelte dei ragazzi. Appare chiaro e evidente quindi che il ruolo degli insegnanti, e più concretamente la formazione docenti, diventa strategico dal punto di vista didattico e professionale in un contesto in cui occorre acquisire e rafforzare conoscenze e competenze per approfondire ulteriormente questa questione e per costruire nuove forme di apprendimento e nuove strategie didattiche che vadano incontro e mettano in pratica le linee-guida lanciate dal Miur e dalla stessa Unione Europea.

Nella consapevolezza che la partita più importante si gioca nella scuola, i docenti oggi hanno bisogno di formarsi e aggiornarsi su questi temi, al fine di diventare figure di riferimento per gli studenti e di sviluppare i talenti di tutti gli alunni che accedono ai sistemi educativi e formativi che la scuola offre.

In quest’ottica i docenti sono chiamati ad agire nel loro lavoro quotidiano attraverso la loro formazione per promuovere l’inclusione e per fare della scuola e della classe un luogo di accoglienza e solidarietà, aperto ai contributi provenienti sia dal personale scolastico sia da parte dei territori.

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Laureata in lettere moderne, con la passione per la cultura classica, i gialli e gli animali. Un paio di anni fa ha ‘adottato’ a distanza un meraviglioso bimbo etiope di 5 anni di nome Emmanuel, a cui pensa tutti i giorni e a cui augura una vita felice e serena. Vive a Potenza, dove passa le sue giornate con la sua famiglia in compagnia di Miss Marple, Jessica Fletcher e tanti cani e gatti.

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