Professoressa, che significa “get down make love?” – ep. 5

Mission English Reloaded Episodio 5

“Professoressa, che significa “get down make love?”. L’insegnante mi guarda e sorride, stupita che un 12enne con i baffi lanuginosi faccia domande con titoli da cinema erotico di serie b.
Stendiamoci a fare l’amore”, mi risponde quasi arrossendo “ma… dove lo hai letto?”, mi interroga per scoprirne di più sulle mie letture quasi proibite.
In realtà non l’ho letto: è semplicemente una canzone – la prima del lato b, all’epoca delle musicassette – di New of the World, disco dei Queen del 1977.

Già, i Queen. Grazie a loro mi ero appassionato all’inglese, fino all’anno prima soltanto un ostacolo di 3 ore settimanali verso la promozione; sudavo sulle regole grammaticali, la S alla terza persona, he, she e it, l’articolo determinativo the – sempre uguale ma dall’utilizzo sempre diverso – quello strano genitivo sassone e tutto quanto era contenuto in un libro di grammatica inglese di prima media.

Poi all’improvviso, ecco Freddie Mercury: sguardo fiero, baffo da macho e voce a spettinare cuore e certezze.
Sul balcone di mia nonna imitavo i suoi saltelli, le sue mosse oltraggiose e provavo a raggiungere le sue tonalità, facilitato da una voce ancora pre-adolescenziale. Il tutto agitando la scopa, sostituta del microfono.

Spiegavo a mia nonna perplessa che “Queen significa anche omosessuale, oltre che regina”. Mia nonna, come la professoressa, quasi arrossiva (i Queen colorano le guance).

All’improvviso l’inglese era diventata la mia materia preferita: consumavo il tasto rewind del videoregistratore per cercare di capire le interviste della band, cosa dice la voce narrante dei documentari, it was an upheaval of an upbringing, I’m having a ball e altre prodezze lessicali enunciate da Mercury e compagni.
La mia prima musicassetta è stata il primo disco dei Queen, pubblicato nel 1973.

Non conoscevo la copertina, non conoscevo la tracklist e quando ho scartato la confezione la sensazione è stata quella di trovarmi di fronte a qualcosa di misterioso; un cuore di tenebra, prima che internet consumasse impronte digitali, stravolgesse abitudini e creasse schiavitù (controllare il risultato della partita sul cellulare mentre state guardando la partita in televisione è il segnale che da qualche parte lungo il tragitto avete perso il controllo).

Non conoscevo le canzoni contenute nel disco, avevano titoli strani e misteriosi e nelle foto Mercury aveva i capelli lunghi ed era senza i baffi. Eppure…a uno sguardo attento, i titolo di alcuni dei 10 brani sembravano delle utilissime lezioni di grammatica. Non ci credete? Ecco le prove:

Keep yourself alive: mantieniti vivo. La forma riflessiva (yourself).

Doing all right. Fare tutto bene. L’infinito si può fare con il gerundio (doing).

Great King Rat. Il grande re topo. Great significa grande, ma da intendersi più come grandezza morale che fisica.

My fairy king. Il mio re fatato. Prima dell’aggettivo possessivo (my) non va l’articolo.

Son and daughter. Figlio e figlia. Ecco, non basta cambiare una finale, come in italiano, per cambiare genere.

Seven seas of Rhye. I sette mari di Rhye. Anche in inglese, i numeri non hanno la forma al plurale.

E potrei citare esempi da altre canzoni, libri, film, opere d’arte, cartelloni pubblicitari etc.

L’inglese, come ho scritto in precedenza, è ovunque: per impararlo e parlarlo, trasformatelo in una passione, un hobby, una curiosità con cui colorare le guance di professoresse, nonne, colleghi, amici, animali domestici e passanti curiosi.

E alla fine del viaggio, in compagnia dei vostri amori sotterranei, scoprirete che ne sarà sicuramente valsa la pena (in inglese: it was worth it! Eh sì, anche questa frase l’ho imparata grazie a una canzone dei Queen).

Se amate le serie televisive e tutto quanto è a episodi, leggete le altre puntate della Mission English Reloaded:

MISSION ENGLISH RELOADED

 

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Laureato in Lingue e Letterature Straniere, ha vissuto a Torino, Barcellona, Valencia e Londra.
Appassionato di musica, letteratura, ricordi e sguardi fragorosi, in “Do you know that” scrive di elenchi, curiosità, consigli e viaggi veri e immaginati.

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