Public speaking, una soft skill importante anche in ambito educativo e pedagogico

Ciò che regola i rapporti fra gli esseri umani, consente ad essi di pianificare ed organizzare progetti, dà modo di esternare le proprie sensazioni ed emozioni, e veicola la...

Ciò che regola i rapporti fra gli esseri umani, consente ad essi di pianificare ed organizzare progetti, dà modo di esternare le proprie sensazioni ed emozioni, e veicola la razionalità – grande distinguo rispetto alla multiforme massa di esseri viventi non razionali che pullula il pianeta Terra – è la parola. La parola costituisce le fondamenta della comunicazione, il tassello con il quale l’uomo ha costruito, secolo dopo secolo, millennio dopo millennio, il suo agire ed il suo sviluppo. Benché siano varie e diverse le teorie volte a costruire l’origine dei linguaggi umani, e pertanto di suoni articolati al fine di trasmettere specifici concetti, è possibile solcare un filo rosso nell’agire umano che parte dai primi individui di homo sapiens sviluppatisi nell’antica Africa di qualche centinaia di migliaia di anni fa e giunge fino ai grandi accademici odierni operanti nelle più quotate università.

Il parlare, ed in generale il comunicare, hanno costituito i veicoli più forti che hanno consentito all’uomo di plasmare il mondo, nel bene e nel male, come lo vediamo oggi. Gli uomini, per comprendersi, devono avere un campo comunicativo comune, tanto più forte se capace di esplicare un campo di esperienza comune. La capacità di trasmettere il secondo, presente o meno che sia, attraverso il primo, rende indispensabile per chiunque voglia dar sfogo propositivamente alle proprie doti di “animale sociale”, una soft skill di assoluta rilevanza: il public speaking.

Fin da quando l’uomo ha iniziato ad affinare le proprie strutture sociali, il parlare in pubblico ha assunto le sfumature, ancor più di una capacità, di una vera e propria arte. L’antichità classica tanto greca quanto romana ci ha lasciato in eredità le solenni immagini degli oratori che con le loro doti di articolazione del discorso erano stati capaci di determinare la rilevanza di passaggi storici di primaria importanza. Gli antichi attuavano la suddivisione formale tra oratoria e retorica, intendendo con la prima l’azione pratica dello svolgimento del discorso, e con la seconda lo studio teorico dello stesso; di entrambi gli aspetti abbiamo attestazioni sia sotto forma di orazioni che di trattati, ed è interessante notare come sussista un’adesione evidente per gran parte degli obiettivi che, oggi come allora, spingevano una persona a rapportarsi nella modalità verbalmente più efficiente ed efficace ad un pubblico di ascoltatori. Il centro delle finalità coincide chiaramente con un concetto: la persuasione.

Al di là delle considerazioni etiche pur legittime in merito alla validità di determinate opinioni rispetto ad altre, della bontà delle une e della malignità delle altre, è indubbio che il public speaking debba esprimersi in maniera tanto più vincente tanto più sia amplificata la capacità persuasiva di chi stia parlando. La forza delle proprie idee, e la possibilità di far sprigionare da quelle stesse idee un impatto concreto sulle cose, si effonde e propaga soltanto se quelle idee vengono accettate da una collettività di persone. Per quanto valida, saggia e lungimirante, un’idea che non sia in grado di giungere all’ascoltatore in modo convincente rimane come un motore privo dell’automobile, un elemento scisso dalla sua struttura portante ed incapace di condurre a degli effetti concreti.

Al mondo contemporaneo non serve una “vox clamantis in deserto”; una voce gridante nel deserto non può condurre a dei risultati, mentre questi ultimi sono fondamentali, tanto in una riunione aziendale, quanto in una conferenza, quanto nel trasmettere informazioni, indicazioni ed insegnamenti ad altre persone. La declinazione forse più importante del public speaking trova infatti terreno proprio nell’ambito educativo: il come è talora molto più difficile del cosa, ed è per questo che la capacità di esprimersi in maniera chiara, precisa ed accattivante è assolutamente indispensabile per chi voglia che quanto detto resti impresso nelle menti degli ascoltatori. Ovviamente, la forma non deve mai prescindere dalla sostanza, ed è logico come la qualità di quanto detto debba andare di pari passo con la qualità degli strumenti per trasmetterlo.

L’obiettivo dello sviluppo delle doti di public speaking non è quello di formare schiere di sofisti e manipolatori della realtà per il mero soddisfacimento dei propri obiettivi e l’accrescimento del proprio ego: esso aspira ad essere il tramite per far emergere la qualità, le migliorie, le decisioni virtuose. Il public speaking vuole essere meritocratico, deve poter consentire, attraverso la sola forza della parola, di emergere e poter affermare le proprie idee anche a chi si trovi in una condizione di partenza maggiormente svantaggiata e minormente ascoltata. E’ evidente come i moderni mezzi di comunicazione diano un potenziale maggiore, pur con tutte quante le possibili deformazioni e problematiche del caso, al public speaking, ed al parlare in generale, attraverso la possibilità di rivolgersi ad un pubblico ben più vasto di quello tipicamente riscontrabile attraverso i propri rapporti personali.

Il public speaking deve essere concepito in maniera multiforme: esso non è univoco, ma deve essere relazionato al tipo di occasione, al pubblico di riferimento, ed agli intenti di chi parla. In quanto tale è una delle skill più sofisticate da sviluppare, e che da una parte trova collegamenti con una vasta serie di competenze trasversali, che attraverso di esso possono trovare pieno potenziale, e che dall’altra acquisisce forza attraverso la pratica. E’ più o meno comune, per quanto il proprio carattere e la propria forma mentis possano rendere più o meno predisposti, l’esperienza, la sensazione di muto sconcerto negli istanti immediatamente precedenti al rivolgersi, per la prima volta, ad un pubblico di ascoltatori. Finché le mani non si serrano sul microfono, la gola non si rischiara, e le parole non iniziano a fluire, nessuno può affermare di star concretamente implementando le proprie doti di public speaking. Questa skill è una spada, che si affila ed acuisce di giorno in giorno e di anno in anno, sul campo, e trova il suo più grande merito nel dar valore alle idee, che restano e sempre resteranno il motore dello sviluppo.

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Vincenzo Orsi

Laureato in Economia Aziendale presso l’Università degli Studi di Basilicata, ed attualmente studente magistrale in Economia e Management presso la medesima università
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