“Uscire dalle aule scolastiche giova sia agli studenti che ai docenti”. Intervista ai Professori Pasquale Nigro e Valeria Landolfi sulla formazione in mobilità

“Rappresenta la finestra delle opportunità per il futuro di ciascun giovane. La scuola è una speranza e non è sé stessa se non si dedica a scrutare il mondo...

“Rappresenta la finestra delle opportunità per il futuro di ciascun giovane. La scuola è una speranza e non è sé stessa se non si dedica a scrutare il mondo di domani, se non costruisce con il sapere le fondamenta delle necessarie innovazioni che i tempi sollecitano. I ragazzi hanno il diritto di sperare che i loro progetti potranno realizzarsi”. Cita le parole rivolte dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella agli studenti dell’Aquila, condividendole, Pasquale Nigro, docente dell’Istituto “Righetti” di Melfi.

“La scuola – dice – deve ottimizzare i percorsi. Uno sforzo necessario affinché gli allievi possano sentirsi attivi e portare a termine i loro studi con la convinzione di aver scelto la strada giusta. Noi docenti dobbiamo affiancarli e supportarli insieme alle famiglie rendendo interessante il loro cammino”.

Ma è importante anche che, nel corso degli studi, si facciano esperienze fuori dalle scuole.

“Uscire dalle aule scolastiche – sostiene Nigro – giova sia agli studenti che ai docenti. Ho accompagnato più volte all’estero alcuni gruppi di allievi selezionati per l’Alternanza Scuola-Lavoro. Nulla da ridire sull’organizzazione logistica, andrebbe un po’ rivista solo la parte che riguarda le ore di lavoro. A Berlino per esempio alcuni ragazzi sono stati impegnati a sistemare i cartellini sulle merci dei negozi. A mio parere bisogna puntare su profili migliori. Per il prossimo progetto PON Industria 4.0 abbiamo preso contatti con la Siemens e stiamo aspettando informazioni da Milano. Cerchiamo di fare del nostro meglio per infondere entusiasmo nei nostri giovani rendendo le loro esperienze positive e gratificanti. Naturalmente – polemizza – i fondi destinati alle scuole sono sempre limitati e non consentono a tutti di poter partecipare a progetti essenziali per una buona formazione.

Quanti miei alunni non avevano mai preso un aereo prima di Portsmouth, dove hanno imparato a muoversi autonomamente contando sulle loro forze ed esprimendosi solo in inglese. Nel corso delle esperienze all’estero noi docenti andiamo a scoprire delle specificità in alcuni allievi che in classe non si notano. Capiamo il loro mondo più da vicino e anche le famiglie vengono coinvolte in certe dinamiche. La scuola rappresenta il terreno dove coltivare i progetti. Progetti che devono trasformare gli studenti in protagonisti del futuro”.

A condividere il pensiero di Nigro anche la docente del Liceo delle Scienze Umane di Potenza, Valeria Landolfi.

“La nostra scuola – dichiara – si è candidata per molti progetti che si terranno all’estero nel corso di questo nuovo anno scolastico nella speranza di coinvolgere una larga fascia di studenti. Personalmente nello scorso anno sono stata incaricata di accompagnare a Berlino alcune studentesse che hanno svolto l’Alternanza negli asili nido. L’esperienza è stata molto motivante, solo qualcuna ha avuto problemi con la lingua tedesca. Sono state ospitate da famiglie molto disponibili nei loro riguardi. Alcune si sono lamentate per le distanze ma se la sono cavata alla grande. Per chi vive nei piccoli paesi dove tutto è a portata di mano diventa un problema all’inizio spostarsi in una grande città. Alcune si sono rese conto purtroppo di non aver propensione con i bambini per cui hanno deciso di cambiare rotta. Non sono pochi i ragazzi che dopo lo stage, capiscono che un certo settore, una certa professione “non fa per loro” e che devono rimettersi in discussione e capire in quale nuova direzione incamminarsi. L’Alternanza aiuta a capire anche ciò che non siamo e i formatori sono essenziali nel lavoro di accompagnamento nella scoperta di sé. Altre studentesse hanno parlato di un’esperienza formidabile che ha confermato le loro attitudini. Le ragazze si sono diplomate con ottimi risultati, ora sono alle prese con i test d’ingresso all’Università. Sono convinta che si tratti di esperienze che non solo aiutano le studentesse e gli studenti a conoscere meglio sé stessi, ma anche a scoprire attitudini, preferenze e talenti che possono essere utili ad orientare le loro future scelte di studio o di lavoro. Tali esperienze spronano gli alunni a relazionarsi con adulti che stanno lavorando, a sviluppare strategie di adattamento e a gestire lo stress. E quindi a progettare i propri ulteriori passi di crescita. Tutto questo non è cosa di poco conto”.

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