Primo soccorso a scuola: formare docenti e studenti per la sicurezza della popolazione

In Italia muoiono per cause legate all’ostruzione delle vie aeree circa 50 bambini ogni anno, 1 ogni settimana. Le persone che ogni anno vengono colpite da arresto cardiaco sono...

In Italia muoiono per cause legate all’ostruzione delle vie aeree circa 50 bambini ogni anno, 1 ogni settimana. Le persone che ogni anno vengono colpite da arresto cardiaco sono più di 60 mila, circa 164 ogni giorno, circa 1 ogni 7 minuti, 1 ogni 1000 abitanti.

In entrambi i casi, la percentuale di sopravvivenza, senza un intervento immediato è vicina allo 0. Il 65% dei casi di arresto cardiaco avviene in presenza di testimoni e il 60% di questi eventi accade in luoghi pubblici.

Saper come intervenire, durante questi eventi, può fare la differenza tra la vita e la morte.

Il 7 Novembre 2017, il MIUR, Ministero dell’ Istruzione, dell’Università e della Ricerca, ha ufficialmente presentato a Roma il progetto “Primo Soccorso a Scuola – Percorso formativo per le studentesse e gli studenti”.

Il progetto, realizzato congiuntamente da MIUR e Ministero della Salute e finalizzato a diffondere nelle scuole la cultura del Primo Soccorso (Rianimazione Cardiopolmonare, uso del DAE – Defibrillatore Semi-Automatico Esterno, Disostruzione delle vie aeree e gestione dei traumi), è attuazione del comma 10 art. 1 L. 107/2015, la “Buona Scuola”.

Il MIUR ha redatto le linee guida per la realizzazione delle attività, con l’intento di rendere la formazione uniforme su tutto il territorio nazionale prefiggendosi di divenire Paese modello in Europa per “l’insegnamento sistematico, permanente e ricorrente, teorico e pratico, del Primo Soccorso in età scolare”.

A oggi, l’insegnamento del Primo Soccorso a scuola è obbligatorio solo in Danimarca, Francia, Norvegia ed Estonia ed è facoltativo in Regno Unito, Irlanda e Spagna.

La legge sulla Buona Scuola non prevede l’obbligo per i docenti di frequentare i corsi di primo soccorso, anche se nelle Linee Guida del MIUR viene auspicato un interessamento attivo anche di Docenti e personale ATA nella formazione al primo soccorso.

Non a caso l’apertura di questo articolo mette in relazione i dati forniti sulle morti per soffocamento e sul numero di arresti cardiaci con il progetto di formazione degli studenti alle pratiche di Primo Soccorso. Formare gli studenti vuol dire aumentare le probabilità di vita di una buona parte della popolazione.

Siamo ormai abituati a intendere come casi eccezionali quelli che descrivono come una studentessa salva il padre colpito da arresto cardiaco o il caso di una neo infermiera che sull’autobus salva un bambino che sta soffocando per un caramella o della madre salvata dal figlio di scuola primaria che ha chiamato i soccorsi o del bimbo di 5 anni che salva il fratellino soffocato da una polpetta. Siamo soliti pensare “che fortuna che hanno avuto”.

Non è una questione di fortuna, bensì di preparazione. La studentessa, la neo infermiera, il bambino erano stati formati e hanno appreso le manovre, applicandole nel momento del bisogno salvando delle vite.
Eventi che nella nostra ottica percepiamo come eccezionali, fuori dal comune dovrebbero diventare normali e possono divenire tali solo puntando alla formazione delle giovani generazioni alla cultura del primo soccorso contribuendo a far crescere nei ragazzi una cultura di attenzione e responsabilità verso la vita propria e altrui favorendone la crescita e il senso civico.

Il futuro lo immaginiamo con adulti già soccorritori, liberi da paure e in grado di affrontare emergenze tempo dipendente. Può essere possibile dedicando dalle 2 alle 4 ore annuali all’insegnamento del primo soccorso, ricordando ai ragazzi come le semplici manovre e l’uso del DAE può determinare il buon recupero di vite.

– Rita Mecca, Istruttore Blsd-Pblsd Cuore e Salute –

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