Uno, dos, tres, cuatro: bamboleo, bambolea… Visitare la Spagna a ritmo di flamenco

Agosto, matrimonio del collega: dopo il terzo primo, il DJ decide di ravvivare l’atmosfera facendo ascoltare una canzone dei Gispy Kings, il gruppo di rumba e flamenco protagonista di...

Agosto, matrimonio del collega: dopo il terzo primo, il DJ decide di ravvivare l’atmosfera facendo ascoltare una canzone dei Gispy Kings, il gruppo di rumba e flamenco protagonista di metà degli spot pubblicitari degli anni 80.

Bamboleo, bambolea… porque mi vida yo la prefiero vivir así” e se riesci a non farti trasportare in pista dalla sposa, lo sposo, il testimone, l’amico già ubriaco, il nonno conosciuto durante il buffet, di certo non puoi esimerti dal tenere il tempo suonando delle nacchere immaginarie per accompagnare questo flamenco d’annata.

Già, il flamenco, vero e proprio simbolo della Spagna; ti fa pensare a donne sensuali con il vestito a pois nero e rosso che ballano con uomini in nero con baffo curato e rosa in bocca.

Di origine andalusa – si sviluppa tra le province di Cordova, Siviglia, Cadice e Jerez – il flamenco è una forma di musica e di ballo nata nella penisola iberica alla fine del 1700.

Influenzato dalla cultura araba, ebrea e cristiana, trovò la sua piena espressione grazie alla fusione con il folclore degli zingari spagnoli (los gitanos) presenti in Spagna già dal XV secolo e protagonisti di alcune opere di Cervantes e Lope de Vega e altri autori della letteratura dell’epoca.

Composto da 4 elementi principali – baile, cante, toque (suonare la chitarre) e galeo (l’accompagnamento ritmico in forma di battimano), in principio il flamenco non nasce come forma di spettacolo ma come una esigenza di dare sfogo a gioie e dolori utilizzando un linguaggio personale e originale.

Proprio per dare risalto alle sensazioni, nelle prime manifestazioni il canto – cantilenante e ondulato al punto che a un orecchio poco esperto può sembrare quasi stonato – non veniva accompagnato dalla chitarra ma soltanto dal battito delle mani, dei piedi e delle nocche.

La popolarità del flamenco diede vita ai cosiddetti cafés de cante o cafés cantantes, i posti per la produzione commerciale del flamengo. È quella che viene denominata “età dell’oro”, soprattutto dal punto di vista della popolarità; dal punto di vista artistico invece, il flamenco attraversò una fase di decadenza artistica proprio a causa della sua eccessiva popolarità.

Il ritorno agli antichi splendori avvenne negli anni 50 del secolo scorso e da allora il flamenco è diventato un fenomeno mondiale: nella Spagna del Sud, sua terra d’origine, ogni anno arrivano migliaia di turisti desiderosi di imparare a ballare il flamenco.

Artisti come il compianto Paco de Lucia, Joaquin Cortes o Estrella Morente riempiono i teatri di tutto il mondo stupendo il pubblico con la loro arte registi come Pedro Almodovar e attori come Antonio Banderas lo celebrano nei loro film.

Ed è ben rappresentato durante i matrimoni, quando il DJ, per giustificare i soldi spesi dai partecipanti durante estenuanti lezioni di ballo invernali, fa partire evergreen al gusto di flamenco. E allora tutti insieme: uno, dos, tres, cuatro: “Bamboleo, bambolea… porque mi vida yo la prefiero vivir así”.

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Laureato in Lingue e Letterature Straniere, ha vissuto a Torino, Barcellona, Valencia e Londra.
Appassionato di musica, letteratura, ricordi e sguardi fragorosi, in “Do you know that” scrive di elenchi, curiosità, consigli e viaggi (veri e immaginati).

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