Sia a scuola che a lavoro le soft skills possono migliorare di molto le nostre prestazioni

Dopo aver compiuto un’analisi delle soft skills maggiormente preminenti ed aver visto come esse si influenzano reciprocamente è funzionale osservarne gli immediati effetti tanto nella scuola, dal punto di...

Dopo aver compiuto un’analisi delle soft skills maggiormente preminenti ed aver visto come esse si influenzano reciprocamente è funzionale osservarne gli immediati effetti tanto nella scuola, dal punto di vista dello studente e del docente, tanto nel mondo aziendale, pur considerando che esse rappresentano una realtà in divenire: pare evidente, infatti, come la consapevolezza della necessità di implementarne l’apprendimento costituisca un trend in crescita parallelamente all’esigenza di professionisti in grado di rispondere a sfide di sempre maggiore complessità.

Lo sviluppo esponenziale di nuove tecnologie andrà ad accentuare ulteriormente tale dinamica, in quanto le competenze trasversali risulteranno fondamentali relativamente alla capacità di sviluppo delle hard skills che si accompagneranno a tale sviluppo tecnologico. Come precedentemente osservato, soft ed hard skills non sono compartimenti stagni, ma aspetti osmoticamente influenzantisi della formazione di un individuo, ed è logico supporre come dinanzi a fenomeni (che pur necessiteranno della gestione umana) quali robotizzazione, intelligenza artificiale e simili, le competenze trasversali acquisiscano una rilevanza gradualmente maggiore.

In ambito lavorativo, un quadro chiaro ed analitico della situazione emergente è offerto dalle conclusioni a cui si è giunti nel World Economic Forum Annual Meeting di Davos del 2020; nel documento riassuntivo “The Future of Jobs Report 2020” si sottolinea come il 50% degli attuali lavoratori necessiteranno di modificare strutturalmente le proprie competenze entro il 2025. Un cambiamento scandito in una finestra temporale così rapida avvalora ulteriormente quanto sovraesposto in merito al graduale rilievo delle soft skills, anche e soprattutto rispetto alla modificazione delle tradizionali hard skills. Viene parallelamente sottolineato come, nella stessa finestra temporale, siano destinate ad una sempre maggiore centralità competenze trasversali precedentemente analizzate e citate quali il problem solving ed il critical thinking. Il report in questione prosegue citando le dieci skills che avranno la maggior funzionalità al 2025, raggruppandole in quattro macro-gruppi: Problem Solving, Self-Management, Working with people, Technology use and development;

La necessità primaria, pare evidente, è quindi quella di introdurre sempre maggiormente, fin dall’ambito dell’apprendimento scolastico, le skills in questione, essendo il loro ruolo fondamentale in relazione a tutto il percorso didattico ed al successivo sviluppo professionale. Ciò assume ancora più importanza se osservato alla luce della necessità di minimizzare lo skill mismatch: con tale terminologia si fa riferimento ad un disallineamento fra offerta e domanda di lavoro, inerente alle competenze dei candidati. Le richieste, sempre più sofisticate ed olisticamente intese delle imprese, non trovano adeguato responso rispetto alla formazione di parte dei candidati.

Il fenomeno, analizzato da autorevoli enti di consulenza strategica come il Boston Consulting Group, risalta in tutta la sua potenziale gravità dalle proiezioni e dai dati del report “Fixing the Global Skills Mismatch”: il documento sottolinea come la dinamica in questione riguardasse, ai principi del 2020, circa 1,3 miliardi di lavoratori sul Pianeta Terra, con una stima di crescita di altre 100 milioni di unità entro il 2030, per un totale di 1,4 miliardi di lavoratori. I risvolti netti ed evidenti di un simile fenomeno si osservano, di fatto, con un aumento della disoccupazione giovanile ed una diminuzione della produttività globale. La problematica, da fenomeno prettamente economico-produttivo inerente all’allocazione delle risorse ed allo sviluppo del tessuto economico, finisce per avere ovvie conseguenze sociali, tanto più se diviene particolarmente accentuato, come in Italia, dove le stime arrivano al 38% dei lavoratori, ed al 43% rispetto a professioni intellettuali ed altamente specializzate, secondo i dati di Unioncamere.

Alla luce di questi dati la priorità di dare continuità fin da quanto prima possibile all’apprendimento delle competenze trasversali è centrale. A titolo esemplificato, e volendo osservare in itinere il tutto, basti presentare il caso del primario problem solving: la trasversalità della competenza in questione la si osserva declinandola sia del punto di vista dello studente che dal punto di vista del docente; entrambi possono adottare strategie di risoluzione delle problematiche, o al fine di superare agevolmente gli ostacoli incontrati nel proprio percorso di studio, o, dall’altro lato, al fine di risolvere quelle stesse problematiche di trasmissione delle conoscenze rispetto a tematiche particolarmente complesse o specifici studenti da parte del docente. Tale skill continua ad essere di assoluto rilievo lì dove avvenga l’approdo nel mondo del lavoro: essa denota la differenza fra un collaboratore passivo e scarsamente motivato ed un elemento proattivo, propositivo, e fonte di vantaggio competitivo per l’impresa. Simili esempi possono essere fatti rispetto a gran parte delle soft skills: basti pensare ancora al public speaking, fondamentale tanto per lo studente che debba superare nel migliore dei modi un’interrogazione, tanto per il docente necessitante di condurre le proprie lezioni al meglio, tanto per chi sia desideroso di presentare i risultati del proprio lavoro, o una proposta di efficientamento, in un contesto aziendale.

La tematica delle soft skills resta complessa e degna di approfondimenti sempre più svisceranti, che inevitabilmente finiranno per avere un impatto sempre maggiore sulla consapevolezza della loro importanza in primis da parte del mondo dell’istruzione, tassello fondamentale della costruzione di ogni società civile e sviluppata; è imprescindibile relazionarle al progresso della società tutta nel suo complesso: individui meglio formati e motivati andranno inevitabilmente ad impattare con le loro idee sul mondo aziendale e produttivo, e quest’ultimo sulla società nel suo complesso. Per questo ed altri innumerevoli motivi è fondamentale mantenere acceso il focus sulle skills in questione per molti anni, finché saranno definitivamente normalizzate nei processi di apprendimento delle presenti e successive generazioni.

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Vincenzo Orsi

Laureato in Economia Aziendale presso l’Università degli Studi di Basilicata, ed attualmente studente magistrale in Economia e Management presso la medesima università
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