CANZONI SULLE CITTÁ EUROPEE – prima parte

"Per ogni porto in testa una canzone"
Penny Lane

La dimensione pan-europea di ETN è innegabile… un network con sedi disseminate in molte importanti città europee, in continuo collegamento tra loro. Dunque, dopo le playlist musicali sulla scuola e sul lavoro, non dovrebbe sfigurare, sulle pagine del nostro Magazine, una selezione di canzoni sulle città europee, coerente con la natura autenticamente trans-nazionale e continentale (e, in proiezione futura assai prossima, globale) di ETN.

La nostra scelta è caduta su brani molto diversi tra loro, sia dal punto di vista musicale, sia per il modo in cui ci si approccia alla città. In linea di massima, predomina un atteggiamento di amore/odio: di critica e, allo stesso tempo, di affetto per i luoghi che hanno rappresentato lo sfondo delle proprie vicende esistenziali. Molti dei gruppi in questione, tuttavia, non parlano della propria città di provenienza, scegliendo, in questi casi, di trattare di mete di viaggi o di località di rilevanza storico-sociale.

Non resta che augurare buon viaggio a tutti i lettori. O meglio, dato che scriviamo quasi alla fine dell’estate, buon ritorno a casa… tanto il viaggio continua sempre, dentro e fuori di noi!

 

LIVERPOOL, Regno Unito

The Beatles – PENNY LANE (singolo, UK, 1966)

Penny Lane è il nome di una strada nel quartiere periferico di Smithdown, a Liverpool, ed è un importante luogo della memoria per John Lennon e Paul McCartney, i quali, in giovanissima età, pur non conoscendosi, frequentavano entrambi la zona. John lì aveva la sua comitiva di amici e visse anche delle brevi storie d’amore adolescenziale (a cui probabilmente fanno riferimento alcune allusioni sessuali nello slang giovanile del tempo presenti nel testo, come “finger pies”, che indicherebbe l’organo sessuale femminile), mentre Paul, minore di 3 anni, andava col padre da un barbiere, più volte citato nella canzone, che “mostrava le foto tutte le teste che aveva avuto il piacere di acconciare”. È il ritratto, colmo di nostalgia agrodolce, di una Liverpool scomparsa già negli anni ’60, una carrellata di personaggi pittoreschi e divertenti, guardati con gli occhi di un ragazzino. Occhi che riescono a cogliere particolari apparentemente irrilevanti e a sorprendersene, comunicando anche a noi la stessa magia.

ROMA, Italia

Matia Bazar – VACANZE ROMANE (dall’album Tango, Italia, 1983)

I genovesi Matia Bazar, autori, almeno nella prima fase della loro carriera, di un sound che mescola con originalità melodia italiana, canzone d’autore, rock progressivo e new wave elettronica, vincono il premio della critica al Festival di Sanremo ‘83 con Vacanze romane, destinato a diventare il loro brano più celebre. L’inimitabile voce di Antonella Ruggero si staglia su una base musicale in cui cupi bassi darkeggianti si sovrappongono e si alternano a leggiadre atmosfere italo-mediterranee, con un effetto parodistico che trova puntuale riscontro nel testo: il punto di vista, come suggerisce il titolo, è quello del turista (d’altra parte, i Matia Bazar non sono romani), che non può che rimanere incantato di fronte alle bellezze dell’Urbs Aeterna; tuttavia, Roma è allagata da uno dei suoi proverbiali acquazzoni, che la lascia con “il cuore nel fango”, la sua nobile antichità non ne riscatta il vecchiume (“Roma antica città, ora vecchia realtà”) e l’indifferenza della metropoli per il singolo, a maggior ragione se forestiero, non tange il narratore, che anzi non può che provare pena per lei. Insomma, è un quadro grottesco con toni comici, che però, sotto sotto, rivela la fascinazione e l’ammirazione (perfino un po’ “gelosa”) del visitatore di fronte alla Grande Bellezza.

BERLINO, Germania

Lou Reed – BERLIN (dall’album Berlin, USA, 1973)

Berlin è la title-track di uno dei dischi più apprezzati della carriera solista del newyorchese Lou Reed, il rocker decadente per eccellenza, dopo gli straordinari fasti dei suoi Velvet Underground.
Si tratta di un concept-album che narra di una storia d’amore all’ombra del Muro di Berlino Ovest, anche se la città è uno sfondo che viene timidamente abbozzato praticamente solo in questa canzone. Di Berlino, nel brano, ci vengono restituite le atmosfere, piccoli locali fumosi con musica dal vivo, la cui descrizione viene accompagnata da soffuse atmosfere jazzy con un melanconico pianoforte in primo piano. Una donna appare nella prima strofa: è alta “5 piedi e 10 pollici” (cioè 1 metro e 75) ed è la protagonista femminile della struggente storia sentimentale che viene raccontata nel testo. Qualcuno ha voluto riconoscere in questa figura Christa “Nico” Päffgen, vocalist di origine berlinese presente nel primo disco dei Velvet Underground, fragile e affascinante creatura (di cui forse Lou Reed si era innamorato), che, dopo una vita difficile, morirà per una banale caduta di bicicletta nel 1988.

PRAGA, Repubblica Ceca

Offlaga Disco Pax – TATRANKY (dall’album Socialismo tascabile, Italia, 2005)

Da Cavriago, nel cuore dell’Emilia “rossa”, vengono gli Offlaga Disco Pax, la cui produzione è caratterizzata dai testi surreali e amaramente ironici recitati da Max Collini, accompagnati da basi elettroniche minimali. In Tatranky (il nome di popolari wafer cechi), il narratore ci racconta il suo viaggio a Praga, alla ricerca di ciò che resta di 40 anni di socialismo. Tuttavia, “cerco le tracce dell’immobilismo del regime/ma vedo solo le ferite della modernità occidentale/e nessuna testimonianza degli errori,/degli orrori/e delle ingenuità marxiste/si esprime ai miei occhi”. Praga, pur nell’abbagliante bellezza dei suoi palazzi barocchi e liberty, sembra aver rimosso la sua storia recente e si è allineata completamente al suo grande e scomodo vicino, la Germania, che ha acquisito anche la storica industria boema di autovetture Škoda. L’ultimo residuo di autenticità che sopravvive all’omologazione consumistica sembra essere rappresentato da qualche confezione di Tatranky da portare in Italia come souvenir; ma, osservando bene il pacco, un po’ nascosto, si scorge un marchio: Danone, una multinazionale francese… “ci hanno davvero preso tutto!”.

PARIGI, Francia

Mano Negra – RONDE DE NUIT (dall’album Patchanka, Francia, 1988)

Sebbene negli ultimi 10 anni abbia pubblicato solo un disco, molti ricorderanno Manu Chao, il cantautore ispano-francese innamorato dei ritmi latino-americani, mentre pochi conoscono il suo gruppo di provenienza, i Mano Negra, che tuttavia hanno avuto un’influenza ben più rilevante, dal punto di vista musicale, sul rock degli anni ’90, grazie all’invenzione della Patchanka, ossia la fusione tra il punk dei Clash, il flamenco, il rock’n’roll tradizionale, lo ska, la musica caraibica e tanto altro ancora. Figlio di spagnoli esuli in Francia perché oppositori di Francisco Franco, Manu Chao, con la sua band, in Ronde de nuit grida la sua rabbia contro la sua città d’adozione, Parigi, la cui coscienza è addormentata dal miraggio del benessere e in cui tutte le voci discordanti sono state messe a tacere dalla repressione poliziesca ad opera del sindaco dell’epoca, il futuro premier Jacques Chirac, qui definito “il barone che siede al Municipio”. La vita notturna è scomparsa, Parigi muore di noia e di grigiore, le uniche voci che ancora riecheggiano sono quelle dei clochard ubriachi sotto i ponti.

 

Qui potete leggere la seconda parte

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Do you know that?_Italiano

Laureato in Lettere Moderne, docente abilitato in italiano, latino, storia e geografia. Una grande passione per il Rock Alternativo e, in particolare, per la New Wave dei primi anni ’80, pur non trascurando cinema e letteratura. Ama viaggiare e ancor di più pianificare il viaggio, fantasticando per ore sull’atlante. Trascorre i pomeriggi tra documentari sugli “Anni di Piombo” e servizi televisivi di calcio d’epoca.

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