Il Grande Ritorno: il Regno Unito rientra in Erasmus+ dal 2027

Dopo oltre cinque anni di assenza seguiti alla Brexit, il Regno Unito e l’Unione Europea hanno raggiunto un accordo storico: a partire dal gennaio 2027 (anno accademico 2027-28), Londra...

Dopo oltre cinque anni di assenza seguiti alla Brexit, il Regno Unito e l’Unione Europea hanno raggiunto un accordo storico: a partire dal gennaio 2027 (anno accademico 2027-28), Londra rientrerà nel programma Erasmus+ come Paese associato.

L’intesa, formalizzata nel dicembre 2025, rappresenta il culmine di mesi di negoziati tra la Commissione Europea e il governo laburista britannico guidato da Keir Starmer.

Questa decisione segna una netta inversione di rotta rispetto alla politica del precedente governo di Boris Johnson, che nel 2020 aveva deciso di abbandonare il programma giudicandolo troppo costoso.

Il rientro è parte di una più ampia strategia di “reset” politico voluta da Starmer per ricucire i rapporti diplomatici e culturali con l’UE senza rimettere in discussione i trattati sul mercato unico o l’unione doganale.

L’uscita dal programma era stata inizialmente compensata dalla creazione del Turing Scheme, un programma nazionale britannico. Tuttavia, con il passare del tempo, i limiti di questo sostituto sono diventati evidenti:

  • Mancanza di reciprocità: Il Turing Scheme finanziava gli studenti britannici in uscita, ma non prevedeva fondi per accogliere gli studenti europei nel Regno Unito, interrompendo il flusso in entrata.
  • Costi di gestione: A differenza dell’Erasmus, il programma britannico non copriva le spese amministrative delle università.
  • Isolamento: L’assenza britannica aveva creato un vuoto che altre mete europee non sono riuscite a colmare pienamente, danneggiando la competitività degli atenei d’Oltremanica, in particolare quelli prestigiosi del Russell Group, che hanno accolto la notizia del ritorno con entusiasmo.

Il Regno Unito parteciperà contribuendo al bilancio del programma con una somma stimata di circa 570 milioni di sterline per l’anno di avvio (2027-28). Per rendere la partecipazione sostenibile, Londra ha ottenuto uno “sconto” significativo (circa il 30% rispetto al contributo standard per i paesi terzi) e l’inserimento di meccanismi correttivi basati sul PIL. Questo compromesso è stato necessario poiché, storicamente, il Regno Unito era un “importatore netto” di studenti (riceveva più iscritti di quanti ne inviasse), rendendo la partecipazione a tariffa piena onersosa per il Tesoro britannico.

Il nuovo accordo ripristina la piena mobilità bidirezionale e amplia le opportunità oltre il semplice ambito universitario:

  1. Per gli studenti europei (e italiani): Le università britanniche torneranno a essere accessibili alle stesse condizioni degli altri atenei europei. Sarà possibile recarsi a Londra, Edimburgo o Oxford con le borse di studio UE, superando gli ostacoli delle rette proibitive e dei visti costosi imposti dopo la Brexit.
  2. Per gli studenti britannici: Potranno nuovamente studiare o effettuare tirocini in oltre 30 paesi aderenti senza costi aggiuntivi, beneficiando di un’ampia rete di scambi internazionali.
  3. Oltre l’università: Il programma coprirà anche la formazione professionale, gli apprendistati, gli scambi giovanili, il volontariato, lo sport e la mobilità del personale docente e scolastico.

Il ritorno nel programma Erasmus+ è definito come un “simbolo molto importante” di cooperazione post-Brexit. Sebbene esistano ancora voci critiche nel Regno Unito che vedono l’accordo come una cessione di autonomia, prevale la visione che la mobilità internazionale sia fondamentale per la crescita dei giovani e la competitività accademica.

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