Plusdotazione e talento: tra mito e realtà

Nella letteratura scientifica si contano quasi 200 definizioni diverse di plusdotazione e talento ma tutte condividono il fatto che si tratta di studenti che, rispetto ai pari età, hanno...

Nella letteratura scientifica si contano quasi 200 definizioni diverse di plusdotazione e talento ma tutte condividono il fatto che si tratta di studenti che, rispetto ai pari età, hanno capacità, abilità e competenze che sono molto superiori. Gli ambiti in cui possono eccellere sono i più disparati: dalla matematica all’arte, dalla fisica alla chimica, oppure dall’informatica alla letteratura ed alla scrittura e così via. Alcuni sono più precoci e manifestano molto presto, sin dalla materna, di avere capacità superiori, altri invece emergono con maggiore lentezza ma non per questo non possono raggiungere livelli molto elevati di competenza nella loro vita da adulti.

Quello che si può dire, è che sin dalla materna emergono alcuni segnali ma questi debbono essere interpretati nel qui ed ora, senza creare aspettative o fare pressioni sul/la bambino/a. Ciò che conta ed è molto importante in questo delicato lavoro, è lavorare supportando le famiglie, i docenti e gli studenti stessi mano a mano che le loro esigenze di apprendere e di andare in profondità emergono con maggiore chiarezza.

Per alcuni è necessario intervenire molto presto, poichè le loro capacità e competenze crescono ad una tale velocità che è necessario un intervento più massiccio e corposo.

Per molti altri, invece, si tratta di aiutarli a sviluppare il loro potenziale proponendogli attività diversificate, che vadano nella direzione degli interessi dello studente, che possono anche variare nel tempo.

In ogni caso, il Capitale Umano* giovanile è la risorsa più preziosa del XXI° secolo e va quindi trattato con cura e dedizione, permettendo anche a coloro che occupano la parte destra della curva gaussiana e che quindi rientrano nella fascia della plusdotazione, che abbiano le opportunità giuste, così come previsto sia dalla costituzione che dalle Indicazioni nazionali, che affermano che ognuno ha diritto di avere la possibilità di apprendere al proprio ritmo.

Non stiamo parlando solo di quelli che i media chiamano erroneamente “piccoli geni”, perché un genio è colui che ha contribuito in maniera significativa all’ambito di cui si occupa ed un bambino non può averlo fatto. Questo mito del “piccolo genio” ha alimentato nell’opinione pubblica l’idea che uno studente per essere plusdotato debba compiere cose straordinarie, ma così non è, se non in pochi casi.

I numeri parlano chiaro: si considerano plusdotati dal 2% al 5% degli studenti, numeri importanti e studenti che necessitano quindi di essere riconosciuti, compresi e supportati nel loro percorso di crescita.

La scuola gioca un ruolo fondamentale in questo senso, perché è stato dimostrato che la formazione dei docenti in questo ambito, che sia sufficientemente lunga, pluriennale e prolungata, con applicazioni dirette nella didattica, porta ad una capacità da parte dei docenti, anche se non di tutti, di riconoscere, individuare e lavorare al meglio con questi studenti, favorendo il loro benessere sia cognitivo che emotivo. Teniamo presente che non tutti hanno accesso alle risorse necessarie per sviluppare i loro talenti, perché vivono in situazioni di svantaggio sociale, economico o famigliare.

La scuola in questo diventa quindi determinante per colmare questa lacuna ed essere il luogo dell’apprendimento, così come stabilito come principio base da tutte le normative, leggi e dalla costituzione stessa.

Investire quindi nella formazione dei docenti nell’ambito della plusdotazione non è più qualcosa in più, che si può fare ma anche evitare. E’ quasi un dovere morale perché la scuola è di tutti, anche di questi studenti. Lavorare in classi eterogenee con questi studenti si può: bisogna solo avere la giusta “cassetta degli attrezzi”, buona volontà ed il desiderio di migliorarsi per essere I docenti degli studenti del XXI° secolo. Questo non significa che non siano mai esistiti prima, perché le differenze individuali sono sempre stati una prerogativa dell’uomo, ma si tratta adesso di fare una svolta a 180° gradi per poter accogliere nel modo giusto dentro le nostre classi anche questi studenti.

Come dice Colangelo, noto psicologo americano esperto di plusdotazione “gli insegnanti fanno la differenza” ed i nostri insegnanti possono davvero fare la differenza.

All’interno degli studi sulla plusdotazione, uno degli argomenti principali e di grande attualità riguarda lo studio del fenomeno dell’underachievement, che identifica i ragazzi che, per motivi diversi (disagio sociale, economico, familiare o di altra natura) non ottengono risultati accademici adeguati se rapportati alle loro capacità o talenti. Purtroppo, sempre più spesso, questi ragazzi escono dal sistema scolastico senza aver completato un percorso adeguato perdendo quindi la possibilità di raggiungere obiettivi accademici che sono alla loro portata. Questa “perdita” non ha però solo costi individuali, legati al concetto di benessere, ma determina inevitabilmente anche costi di carattere sociale.

Il Capitale Umano , infatti, inteso come l’insieme delle conoscenze, competenze e capacità dei singoli individui, è considerato non solo una ricchezza da utilizzare, ma una vera e propria risorsa strategica, finalizzata al progresso ed allo sviluppo sociale. L’Unione Europea lavora, ormai da anni, per lo sviluppo del Capitale Umano, in quanto valorizzarlo significa favorire lo sviluppo di tutte quelle potenzialità che consentono di generare benefici sia per il singolo che per la collettività, in termini non solo di crescita economica, innovazione ed occupazione, ma anche di coesione sociale, progresso e competitività, promuovendo lo sviluppo di quella che viene oggi definita la società della conoscenza.

La risoluzione del Consiglio dell’Unione Europea del 25 novembre 2003 sul tema “Lo sviluppo del capitale umano per la coesione sociale e la competitività nella società dei saperi” sostiene che “[…] Il progetto sul Capitale Umano si inserisce nel contesto degli orientamenti dell’Unione Europea finalizzati alla promozione della società della conoscenza e che si basa sulla stretta interazione tra le politiche sociali, lavorative e della ricerca e le politiche educative e formative, considerate nella duplice valenza strategica di valorizzazione delle potenzialità di ogni singola persona e insieme della partecipazione complessiva dei cittadini ai processi di progresso e di crescita della società.”

Inoltre, sottolinea che “[…] risorsa strategica per il progresso e lo sviluppo sociale ed economico, il Capitale Umano viene generalmente considerato l’insieme delle conoscenze,capacità, competenze, prerogative dei singoli individui componenti la società, che agevola la coesione sociale, la crescita economica, l’innovazione e l’occupazione, sviluppando così le potenzialità dell’attività transnazionale. In tale ambito la valorizzazione del Capitale Umano è un elemento in grado di determinare benefici anche sotto il profilo della qualità della vita e della competitività.”

 

* Il Capitale Umano è un costrutto multidimensionale non osservabile generato dall’investimento in istruzione, formazione, salute, contesto familiare e socio economico, tale da comportare un effetto sulla produttività, osservabile dal reddito da lavoro nel ciclo vitale (Dagum, Vittadini; 1997).

 

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Anna Maria Roncoroni

Neuropsicologa, Dottore di Ricerca in Psicologia, iscritta all’Albo A della Liguria n. 1600 dal 07/11/2006.

Co-fondatrice e Presidente dell’Associazione Italiana per lo Sviluppo del Talento e della Plusdotazione (www.aistap.org), che si occupa di dare supporto alle famiglie dei bambini dotati di elevate capacità cognitive o di un talento specifico in un’area e di offrire assistenza a tutti coloro che, a diverso titolo, si occupano di infanzia e sono interessati a questa tematica

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