Formarsi sulla plusdotazione per sviluppare una didattica idonea e più stimolante. Intervista a Daniele Vinciguerra, docente e mamma di un ragazzo gifted

Riconoscere e valorizzare un ragazzo plusdotato rappresenta un compito difficile quando non si dispone delle conoscenze e degli strumenti utili per farlo. Formarsi sul tema della plusdotazione rappresenta quindi...

Riconoscere e valorizzare un ragazzo plusdotato rappresenta un compito difficile quando non si dispone delle conoscenze e degli strumenti utili per farlo.

Formarsi sul tema della plusdotazione rappresenta quindi un imperativo fondamentale per una Scuola inclusiva che valorizzi le differenze e i punti di forza di ogni singolo studente, attraverso la creazione di un clima partecipativo e collaborativo all’interno del gruppo classe.

Ma quanto conta essere adeguatamente supportati in questo percorso?

Lo abbiamo chiesto alla signora Daniela Vinciguerra, che da anni con impegno e dedizione sta cercando di far luce sul tema della plusdotazione, nella duplice veste di docente e di mamma di un ragazzo gifted.

A lei i nostri migliori auguri e le congratulazioni per aver appena terminato con successo il corso e-learning “Plusdotazione e Talento”, prodotto da ETN e tenuto dalla Dottoressa Anna Maria Roncoroni.

 

In quale Istituto insegna?

Insegno presso l’I.C. Via Anagni, che si trova a Roma.

Qual è la Sua formazione?

Dopo essermi laureata in lingue pensavo che avrei fatto la giornalista. Poi, quasi per gioco, ho iniziato a lavorare nella scuola materna, scoprendo che l’insegnamento era per me appassionante. Sono poi passata ad insegnare nella scuola elementare, ma su posto comune e ricopro questo ruolo dal 2001. Ho seguito diversi corsi di aggiornamento (alcuni sui disturbi specifici dell’apprendimento, altri per svolgere il ruolo di referente per l’inclusione per il solo plesso – non coordinatore; solamente referente-); delusa da diversi di questi, ho deciso di intraprendere il corso di laurea triennale in Scienze dell’Educazione e della Formazione Primaria presso la Scuola IaD di Tor Vergata, concluso nel 2014.

Com’è emersa in Lei l’esigenza di formarsi sul tema della plusdotazione?

Circa un anno fa, una collega mi ha inoltrato le slide di un corso in cui si parlava della plusdotazione. Mentre leggevo, ho riconosciuto il profilo di mio figlio. Mi sono documentata un poco, ho chiesto il parere di un’amica neuropsichiatra e, con mio marito, abbiamo deciso di far fare i test a nostro figlio. Intanto ho iniziato a pensare anche ad un alunno come possibile plusdotato. E devo dire che, nonostante i miei studi, mi sono sentita impreparata. Sia come madre che come insegnante avevo bisogno di capire. Da qui è partita la mia ricerca di materiale, di un corso. Ricordo che la mia iniziale ricerca su internet sull’argomento mi offriva come risultato il libro intitolato Troppo intelligenti per essere felici. Angosciante il solo pensiero. Sarà anche vero. Eppure sono convinta che il mio ruolo, in entrambi i casi, sia quello di cercare di sostenere la ricerca della serenità.

Crede che gli attuali percorsi universitari forniscano le conoscenze adeguate in materia?

Per quanto mi riguarda, nel corso dei miei studi non avevo mai avuto occasione di venire a conoscenza né di plusdotazione né di talento.

Ritiene che la Scuola italiana abbia attualmente gli strumenti adeguati per individuare gli studenti ad alto potenziale cognitivo? Se sì, come ne sostiene la valorizzazione? Se no, cosa dovrebbe fare il sistema scolastico per recuperare queste lacune?

Credo che molti insegnanti, come me, non siano a conoscenza dell’argomento. Purtroppo, anche parlando di mio figlio con insegnanti suoi o miei colleghi, ho capito che non solo non ne sapevano nulla, ma che valevano per loro i “pregiudizi e i falsi miti” di cui parlava la dottoressa Roncoroni in una delle ultime lezioni del corso.

Di certo, i nostri politici sembrano voler investire sempre meno nella scuola, quindi è chiaro che di risorse economiche ce ne siano ben poche. Però avere degli insegnanti formati, dotati di strumenti conoscitivi, potrebbero fare la differenza.

Quali sono le difficoltà che la famiglia di uno studente plusdotato deve affrontare, se non supportata adeguatamente?

Molte. Credo che nel nostro caso le figure di supporto ci siano state: mio figlio è seguito da un terapeuta al quale ci siano rivolti quando in terza elementare sono iniziati i problemi, soprattutto a scuola.

Altra figura di riferimento è la terapeuta, di orientamento cognitivo-comportamentale, che ha somministrato i test e che ci ha restituito un profilo funzionale che ci ha permesso poi di completare il quadro. E questo è ciò che siamo riusciti a fare per sostenere le dinamiche familiari e relazionali. Resta comunque la sensazione di brancolare nel buio rispetto al da farsi per sostenere mio figlio nell’accettazione delle sue capacità, nella scelta di quali contenuti offrirgli e come presentarglieli perché si senta stimolato, incuriosito, perché non pensi di dover più nascondere quello che sa o cosa sa fare… Continua a parlarmi con sufficienza della scuola. Comunque, so che quest’anno la classe prenderà parte ad iniziative che dovrebbero risultare stimolanti. A farmi ben sperare è la figura della docente di matematica, la sola professoressa/collega con cui mi sia confrontata e che è conoscenza di alcune modalità di intervento.

A breve la dottoressa ci consegnerà una relazione per la scuola per individuare congiuntamente modalità e contenuti.

E’ pur vero che tutto questo è partito da una mia iniziativa: la scuola mi segnalava un comportamento inadeguato; io notavo un rendimento che andava via via scendendo, atteggiamenti svalutanti rispetto alla scuola; ascoltavo le proteste di mio figlio per le note ingiuste date a lui ma anche ad altri; i compiti svolti in media in dieci minuti al giorno…

A pensarci bene mi sono dovuta attivare come genitore. Quando ho comunicato alla scuola che avremmo avuto una valutazione delle capacità, i professori presenti si sono stupiti.

In che modo, secondo Lei, la formazione di un docente sul tema della Plusdotazione può aiutare il corretto sviluppo dei ragazzi gifted?

Penso che essere formati sull’argomento permetterebbe ai docenti di mettere in atto modalità diverse, sicuramente meno tradizionali, idonee a tutto il gruppo classe e soprattutto più stimolanti.

Alla luce della Sua esperienza di insegnamento e di quanto ha imparato seguendo il corso “Plusdotazione e talento”, cosa crede si potrebbe fare per favorire il corretto sviluppo e l’idonea formazione dei ragazzi plusdotati?

Si potrebbe e dovrebbe fare molto soprattutto in vista di un ammodernamento della scuola. I metodi di insegnamento, la didattica applicata dovrebbero essere maggiormente al passo con la ricerca: le scoperte dovrebbero avere una ricaduta nell’applicazione pratica. Per non divagare, credo che dovremmo avere uno psicologo a scuola per monitorare situazioni problematiche o difficili e collaborare con i docenti per individuare modalità e contenuti idonei. Credo che dovremmo osservare in modo strutturato per conoscere meglio i nostri ragazzi e individuare una base line per tutti; sperimentare la peer nomination; utilizzare il cooperative learning quotidianamente; avere laboratori per consentire una sperimentazione attiva (flipped classroom); lavorare molto di più in verticale non solo all’interno dello stesso istituto, ma anche con scuole di ordini superiori o con le università; prevedere attività “a classi aperte”; individuare compiti sfidanti, efficaci, motivanti per ognuno. Certo è che tutto questo richiede un lavoro mentale importante: i docenti dovrebbero reinventare una modalità di procedere che utilizzano da anni. Rinnovare il proprio lavoro può essere stimolante, può riaccendere anche la passione per imparare un nuovo modo di insegnare. Molti insegnanti di fronte ad una richiesta del genere però si trincerano dietro il muro delle complicazioni che altro non è che frutto della loro rigidità al cambiamento. Questi docenti andrebbero guidati perché si sentano sostenuti in questo cambiamento. Credo che per rendere l’intervento formativo maggiormente efficace si dovrebbe attivare una formazione per gruppi di docenti di una stessa scuola, prevedendo attività laboratoriali. In passato ho notato che noi insegnanti abbiamo maggior facilità ad attivare un nuovo percorso, se lo hanno pensato insieme o appreso nel corso frequentato insieme.

Ha seguito altri corsi sullo stesso tema?

Non ancora. Voglio chiedere alla nostra Dirigente scolastica di promuovere una formazione in tal senso.

Perché ha scelto di seguire il corso “Plusdotazione e talento” della Dottoressa Roncoroni?

Era un corso riconosciuto dal Miur ed inoltre quanto letto nella presentazione mi ha fatto pensare che era ciò di cui avevo bisogno per cominciare.

Ha trovato il corso “Plusdotazione e talento” di facile fruizione? La quantità e la tipologia di contenuti (videolezioni, dispense, test di valutazione) erano equilibrate e in linea con le Sue aspettative?

La fruizione è stata semplice, perché ha funzionato per me che non sono in sintonia con la tecnologia informatica. In due occasioni mi sono “inceppata”, ma l’assistenza tempestiva mi ha magicamente risolto la difficoltà.

I video sono molto interessanti: la dottoressa Roncoroni ha fornito dei quadri di sintesi opportuni ed efficaci (si è fatto riferimento agli aspetti teorici, ma soltanto in riferimento alla ricerca sulla plusdotazione), ha illustrato con chiarezza profili di personalità esemplificandoli con esempi arricchenti. Prendevo appunti mentre il video scorreva sullo schermo del mio pc e rileggevo questi miei appunti prima del test. Le dispense sono un valido strumento di studio, perché costituiscono una sintesi, ma allo stesso tempo offrono una bibliografia importante per approfondire.

Quali sono, secondo Lei, i punti di forza di questo corso? E quali le possibili aree di miglioramento?

Questo corso è chiaro ed esaustivo. É un corso chiaro che permette di avviare i primi cambiamenti nel lavoro di un docente. Ciò che ho appreso mi ha fatto sentire la necessità di approfondire alcuni aspetti che non hanno trovato molto spazio, ma in linea con il taglio del contenuto presentato. Ho cercato di documentarmi sui diversi ruoli del tutor e del mentor e ho acquistato un libro Teaching Gifted Kis in the Regular Classroom di S. Winebrener elencato nella bibliografia di una delle dispense.

Lo consiglierebbe ad altri insegnanti? Perché?

Lo consiglio perché valido per i docenti di oggi. Perché abbiamo il dovere di aggiornarci, perché dobbiamo essere a conoscenza di quanto la ricerca può offrire affinché possano essere garantiti i diritti dei bambini e dei ragazzi che ogni giorno incontriamo a scuola.

Ha fatto altri corsi in modalità e-learning? Cosa pensa di queste modalità digitali? Crede possano presentare dei vantaggi per le esigenze di formazione dei docenti? Se si, quali? Se no, perché?

Ritengo che i corsi in modalità e-learning permettano di usufruire dello spazio di tempo migliore che ogni “studente” può dedicare allo studio; permettono di rivedere video, di riascoltare e quindi consentono di dissipare eventuali dubbi. Questo per me non era il primo corso seguito con questa modalità. Il precedente era in modalità mista, cioè sia in e-learning che in presenza.

Pensa che l’e-learning possa rappresentare un valido supporto anche alla didattica in presenza? (Migliorando i processi di apprendimento, motivando gli studenti e, nello stesso tempo, favorendo la riprogettazione dei percorsi didattici dei docenti).

Nel precedente corso le modalità in presenza precedevano quelle in e-learning. Quelle in presenza però erano di fatto meno ricche di contenuti: si perdeva tempo per ritardi, piccoli inconvenienti tecnici, perché un intervento era prevedibile o comunque non interessante. Vero è che l’incontro con alcuni colleghi è stato buono e positivo, ma altrettanto vero è che ascoltando alcuni interventi non ho potuto far a meno di pensare che noi insegnanti siamo così: facilmente inclini al lamento delle condizioni lavorative e della mole di lavoro, e allo stesso tempo sempre pronti a raccontare le nostre battaglie quotidiane perché bisognosi di “essere promossi” per tutto ciò per cui ci prodighiamo.

A voi il compito di formare gli insegnanti di domani.

Buon lavoro a tutti noi!

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Marta Frescura

Laureata in Scienze della Comunicazione all’Università di Salerno, si interessa di arte e di cinema, fantasticando tra quadri impressionisti e scene girate tra i mercatini di Notting Hill. Delle tante esperienze all’estero conserva i colori, i profumi e una valigia piena di emozioni e funny quotes, sempre pronta per essere riempita ancora. Sostenitrice del “learning by doing”, si occupa per ETN della sezione E-learning, credendo nell’alto valore della formazione come promotore di sviluppo.

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