Formare gli studenti attraverso l’esperienza e la scoperta di nuove culture, sul modello del pedagogista Dewey

Accanto alla formazione classica e tradizionale, che prevede lezioni frontali, banchi ed aule, si fa strada sempre di più la necessità per gli adulti del futuro di arricchire il...

Accanto alla formazione classica e tradizionale, che prevede lezioni frontali, banchi ed aule, si fa strada sempre di più la necessità per gli adulti del futuro di arricchire il bagaglio delle conoscenze attraverso le esperienze. Si tratta della cosiddetta formazione esperienziale, in termini tecnici apprendimento attivo o “learning by doing”. Questo concetto venne sviluppato dal pedagogista americano John Dewey già agli inizi del ‘900 e sosteneva l’insostituibile valore dell’esperienza, data dal rapporto tra uomo e ambiente, in cui l’uomo non è più un mero spettatore involontario ma un attore in grado di interagire attivamente con ciò che lo circonda. Viene fuori così una formazione nuova, il cui obiettivo è il potenziamento delle competenze trasversali, quelle stesse soft skills di cui si parla tanto oggi e che sono più che mai necessarie per inserirsi positivamente all’interno della società. Fu così che nacquero all’incirca nello stesso periodo, ancora una volta in terra yankee, i summer camp, l’applicazione pratica e concreta del “learning by doing”, i capisaldi per Canada e Stati Uniti della formazione in termini di soft skills. Mi riferisco quindi a quelle competenze trasversali che si acquisiscono lontano dai banchi di scuola e soprattutto lontano da casa, dalla “comfort zone”, per cui i ragazzi sono portati a ricorrere necessariamente alle proprie capacità per affrontare ostacoli, problemi, sfide di ogni tipo. È esattamente così infatti che si costruiscono l’autostima, la capacità di problem solving e l’autonomia.

Inoltre, stando in gruppo e condividendo il tutto con gli altri, dal pasto alla camera alle esperienze, si pongono le basi per il team building e per la costruzione della leadership, una life skill fondamentale per il mondo di oggi. Tutto questo avviene poi all’aria aperta, a contatto con la natura, meglio ancora se in posti nuovi tutti da scoprire o addirittura in altri Paesi in cui poter approfondire anche la conoscenza di un’altra lingua e un’altra cultura, come può essere ad esempio quella cinese. Se ci pensiamo infatti, con la sola formazione scolastica, occidentocentrica e tradizionale, ben poco sapremmo in fondo di quella fetta di mondo così lontana e così diversa da noi che è la Cina. La cultura, le tradizioni e la storia millenarie del mondo asiatico rappresentano per noi un macrocosmo ancora abbastanza sconosciuto, su cui aleggia un non so che di mistero, fascino e magia. E quale modo migliore per far scoprire la Cina ai nostri ragazzi e lasciarli stupire dalle sue meraviglie se non attraverso un viaggio. Ma non un viaggio qualunque, un viaggio fondato sulla formazione esperienziale, un viaggio sulle orme del giovane e intrepido Marco Polo, che percorrendo la via della seta ha iniziato a sollevare quel velo che da millenni occultava l’Oriente agli occhi dell’Occidente.

Inutile dire che il valore racchiuso in un’esperienza di questo genere è immenso. Un campus di due settimane alla scoperta delle città più belle e sensazionali della Cina, dalla più tradizionale e folklorica Pechino alla più moderna e futuristica Shanghai. Due settimane di pura crescita, esperienze e scoperte che segneranno per sempre la vita di quei ragazzi che decideranno di mettersi alla prova e di scoprire, lontano da casa, gli aspetti più reconditi della propria personalità, i propri limiti e le proprie risorse. Scopriranno grazie a questa esperienza il proprio valore, si faranno più chiari nelle loro menti obiettivi, desideri e pensieri. Indirizzare i giovani verso una formazione esperienziale non può che rivelarsi una scelta positiva e “open minded”, regalando loro un’occasione unica per la loro vita in divenire, per allargare i loro orizzonti e far toccare con mano quella parte di mondo ricchissima di cultura, di tradizioni e di fascino.

Un campus internazionale costituisce infatti un momento di maturità, consapevolezza e arricchimento irripetibili, un salto nel futuro, da cui non si può che tornare con una valigia piena di nuovi valori, nuove esperienze, nuovi sogni. È quello che afferma con decisione anche Chiara, una giovane ed entusiasta studentessa viaggiatrice che ha appena concluso la sua esperienza dello “The Young Marco Polo”: “Questo viaggio mi ha assolutamente portato a una grande consapevolezza e cioè che da sola posso fare tutto. Sono tornata più fiera e consapevole di dove posso arrivare e di cosa sono capace. Questo sicuramente mi tornerà utile nella vita. È un’esperienza che consiglierei assolutamente agli altri ragazzi come me. Scoprire e mettersi alla prova a quest’età secondo me è fondamentale, imparare a conoscersi in nuovi ambienti e trovare lati nuovi del carattere. In più nel tempo non rimarrà solo l’esperienza svolta ma tornerà utile anche la parte di studio e applicazione della lingua. É un viaggio che non può far altro che arricchirti”.

La testimonianza di questa ragazza intenta a costruire il proprio futuro con così grande entusiasmo non può che confermare l’importanza di questo tipo di esperienza e di formazione nella vita dei giovani, che hanno assolutamente bisogno di affiancare alla formazione classica i dettami dell’attivismo di Dewey e quindi della formazione esperienziale.

Se ti interessa conoscere di più su questa opportunità per i tuoi studenti, il campus internazionale “The young Marco Polo”, e scoprire cosa ha in serbo per loro la “via della Seta” venite a trovarci a Fiera Didacta a Firenze: Fortezza da Basso, Padiglione Spadolini, Piano Attico, Stand 186.

Non mancate!

 

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Anthea Claps

Laureata in Filologia classica presso l’Università Federico II di Napoli, ha una grande passione per l’arte, la musica e i viaggi. Animata da insaziabile curiosità, sostiene l’importanza della cultura e del “never stop training”. Con lo stesso spirito si occupa di e-learning presso ETN.

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