L’Erasmus nasce ufficialmente nel 1987 ma esisteva già nel 1600. Parola di sir Francis Bacon!

Il Grand Tour: l'Erasmus ante litteram

Viaggiare per conoscere nuove culture e scoprire posti nuovi, solo immaginati prima della partenza, è un’esigenza che si è fatta sempre spazio nella mente dell’essere umano.

Compiuto come pellegrinaggio verso luoghi sacri o come itinerario per concludere buoni affari sin dai primordi della civiltà, a partire dalla seconda metà del XVI secolo, il viaggio iniziò ad assumere una connotazione diversa, configurandosi come tappa fondamentale del ciclo di educazione e formazione dei giovani rampolli dell’aristocrazia europea.

Nacque così il Gran Tour, una sorta di Erasmus ante litteram che permise di affermare, nella mentalità collettiva, il piacere del viaggio come entità a sé stante, come unico e solo fine da appagare, in nome di una sete di sapere e conoscenza animata da curiosità e volontà di evasione.

E la curiosità che spingeva i viaggiatori ampliava i suoi confini nei campi d’indagine più disparati, spaziando dall’interesse intellettuale rinvigorito dalle nuove scienze al richiamo della cultura classica, dallo studio dei sistemi politici.

La nascita di un’idea del viaggio come strumento di formazione, ma anche come mezzo di scambio e commercio intellettuale, ebbe origine in Inghilterra, grazie alla predisposizione della cultura inglese verso l’empirismo, dottrina a favore dell’esperienza diretta come unica forma di conoscenza.

L’espressione “Gran Tour” fu utilizzata per la prima volta nell’opera “The voyage of Italy”, scritta nel 1698 da Richard Lassels, precettore inglese incaricato di occuparsi dell’educazione di numerosi nobili inglesi.

Entusiasta dei suoi cinque viaggi in Italia, il canonico inglese consigliò a tutti i giovani lords di partire per un Gran tour al fine di ampliare le proprie conoscenze, entrando in contatto con le diverse realtà politiche, sociali ed economiche delle diverse capitali d’Europa.

I giovani figli della nobiltà e della borghesia inglese, grazie alle enormi ricchezze derivanti dal commercio e dallo sfruttamento dell’Impero coloniale, iniziarono ad impegnarsi in lunghi viaggi, restando lontani da casa per lunghi mesi, o addirittura anni, durante i quali le esigenze formative si intrecciavano con quelle puramente ricreative.

Le mete principali di questo viaggio di istruzione in giro per l’Europa divennero la Francia, l’Austria e la Svizzera, ma soprattutto l’Italia, considerata un museo a cielo aperto dall’immaginario collettivo straniero grazie alla quantità esorbitante di opere d’arte e alla ricchezza dei suoi siti archeologici, superbamente combinati ad un clima radioso e solare.

“Un uomo che non sia stato in Italia sarà sempre cosciente della propria inferiorità, per non aver visto quello che un uomo dovrebbe vedere”, scriveva il poeta e critico letterario britannico Samuel Johnson nei primi anni del Settecento.

L’ispirazione per i pionieri inglesi di questa nuova forma di viaggio era custodita nelle pagine di “Of travel”, il testo teorico in cui, anni prima, il grande filosofo Francis Bacon aveva sottolineato l’importanza del viaggio d’istruzione per i giovani che ambivano a ricoprire un ruolo dominante all’interno della società di appartenenza.

I precetti baconiani furono la base filosofica ideale per conferire al viaggio di istruzione degli inglesi il primato cronologico e l’appoggio incondizionato della Corona.

Il saggio di Bacon, infatti, presentava in modo completo tutto il corredo di motivazioni e buone norme che avrebbero dovuto incentivare la partenza.

Possedere una conoscenza di base della lingua, scrivere un diario di viaggio su cui raccogliere le sensazioni personali, presentarsi alla buona società provvisti di una lettera di presentazione, erano solo alcuni dei preziosi consigli che facevano di “Of Travel” punto di riferimento per novelli esploratori d’Europa.

Nata, quindi, come istituzione pedagogica e laica in un Paese desideroso di ampliare i propri confini per non rimanere ancorato al suo status insulare, la formula del Gran Tour conquistò ben presto le élites francesi e tedesche, trovando adepti anche nei Paesi dell’Europa del Nord.

Ben presto i Gran Tours in giro per il Vecchio Continente iniziarono ad essere oggetto di vere e proprie opere letterarie, dando vita talvolta a capolavori letterari del calibro di La Certosa di Parma e le Cronache italiane, la cui ambientazione fu ispirata all’ autore, lo scrittore francese Stendhal, dal paesaggio italiano e dai suoi lunghi resoconti di viaggio. E come dimenticare la fuga nella nostra Penisola di Goethe, compiuta per recuperare le sue energie di artista soffocate ormai dagli impegni politici.

Scoperta di nuove forme culturali e sociali… non vi ricorda forse l’Erasmus?

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Laureata all’IUO in Scienze Politiche – Relazioni Internazionali, ha una grande passione per i viaggi, la conoscenza di nuove culture e “way of life”, lettura di romanzi, narrative, saggi. Ama stare con i suoi amici, con la sua famiglia e soprattutto con le sue splendide figlie. Nella sezione “Skills, Training and Projects” si occupa di progettazione europea e consigli per accrescere le competenze per una scuola competitiva e innovative.

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