Made in Germany, Made by Vielfalt: Mikolaj e il racconto del suo Erasmus+ a Berlino

Racconti dall'Erasmus - ep 6

Berlino, venerdì pomeriggio.

Sono seduta in un angolo ombreggiato di un caffè turco, con le foto di Istanbul e del Bosforo alle pareti, e sono in compagnia di Mikolaj. Attraverso le vetrate vedo un cartellone pubblicitario: “Made in Germany, Made by Vielfalt” (fatto in Germania, fatto dalla Varietà cit.) che richiede più tolleranza. Perché questo è uno degli aspetti più belli di Berlino: la diversità, “Vielfalt” in tedesco. Berlino è una città cosmopolita, dove ti senti a casa, indipendentemente da dove vieni.
Mentre mi sto perdendo in questi pensieri, Mikolaj si mostra con una faccia gentile e un timido sorriso.

Mikolaj è uno degli studenti polacchi del gruppo ZESPÓŁ SZKÓŁ IM. GEN. S.KALISKIEGO W GÓRZE. Con i suoi compagni di classe sta partecipando ad un progetto Erasmus, grazie al quale stanno avendo l’opportunità di migliorare le loro competenze nel settore informatico, e tanto altro che però non ê scritto nei documenti Erasmus.

Mikolaj arriva da un piccolo paesino – Bouszyn Wielke- uno di quei posti in cui tutti si conoscono, si salutano quando si incontrano per la strada e si ritrovano in oratorio la domenica mattina. Come potete immaginare l’arrivo in una metropoli come Berlino non è una cosa da poco, lui lo definisce letteralmente uno shock. Traffico, gente che corre per non perdere la metropolitana, artisti di strada, sirene di ambulanze e personaggi stravaganti: questo e molto altro fa parte della quotidianità berlinese.

Parlando con Mikolaj capisco che ambientarsi nella Capitale non deve essere stato facile e che durante la prima settimana ci si trova ad affrontare e superare numerosi stereotipi e barriere. La lingua, il severo comportamento Tedesco, la mania della puntualità e la dinamicità della città sono solo alcuni degli esempi che mi ha dato. La metafora “scavalcare un muro” calza a pennello in questa città, tristemente famosa per quel taglio netto che l’ha separata per 28 anni.

Giorno dopo giorno, e dopo aver assimilato parole magiche come “Entschuldigung” o “Können Sie bitte wiederholen” inizi ad entrare nel vivo dell’esperienza ed a goderti tutto ciò che Berlino riesce ad offrire.
I 40 minuti di tragitto in treno si trasformano in un’opportunità imperdibile per ammirare il paesaggio e notare le differenze tra gli imponenti edifici di Berlino Est e l’elegante architettura della parte occidentale, oltre che per ascoltare alcuni musicisti. L’ambiente multiculturale -così spaventoso all’inizio- ti offre la possibilità di assaggiare pietanze di qualsiasi parte del mondo e di trovare tuoi compatrioti per condividere l’orgoglio nazionale, che si risveglia fortemente quando vivi all’estero. Ma soprattutto ti permette di essere esattamente quello che vuoi essere, senza giudizio o paura.

Sono curiosa di sapere quale sia stato il momento migliore finora. L’elenco è piuttosto lungo e per lui è difficile trovare solo un momento. Mi ha parlato della gara di Go Kart con i suoi amici, della partita a bowling con gli studenti di altri paesi e di quanto è grande Berlino vista dai 200 metri di altezza della Torre della Televisione, un’attrazione imperdibile della capitale. Dopo un po’, supera la sua timidezza e inizia a raccontarmi dell’ora in cui ordina un Döner (Kebab cit.) e, a causa della barriera linguistica, ne ha preso uno così piccante che per i successivi 20 minuti non è riuscito quasi a parlare! Momenti del genere fanno parte dei problemi che puoi avere ma anche degli errori da cui puoi imparare.

Alla mia domanda “cosa hai imparato?” la sua espressione inizia a cambiare. Si guarda alle spalle e capisco che questa esperienza ha lasciato un segno. Ha imparato a riparare un iPhone e scoperto nuove funzioni di Excel, ma non solo. Ha avuto un assaggio di come si lavora in gruppo, come collaborare e confrontarsi, come comunicare in una lingua straniera.

ll suo soggiorno a Berlino è – a detta sua, purtroppo – quasi alla fine, tra due giorni sarà di nuovo a casa. “Cosa farai come prima cosa?” gli chiedo. “Starò con la mia famiglia, mangerò la zuppa e Wurstel polacchi – e con un pizzico di orgoglio sottolinea che sono migliori di quelli tedeschi! Dal sorriso che rimane sulla sua faccia, capisco che è anche felice di tornare a casa.

Le lancette dell’orologio girano svelte e mi rendo conto che sono già in ritardo per il mio prossimo appuntamento, come se tutto quello che Mikolaj ha detto sulla famigerata puntualità mi sia scappato di mente!

Dopo questa conversazione, mi ritrovo a guardare questa città caotica da un altro punto di vista. Osservo le persone intorno a me, rendendomi conto di quanto colorata e vivace sia questa città, l’atmosfera accogliente di questo caffè dove c’è posto, metaforicamente parlando, per tutti …

E questa è Berlino, come cantavano i Fisher Z “Young faces new ideals, in search of paradise. They merge into the history, the theatre of memories that make up the feel of Berlin…Berlin… Berlin…Berlin…”

 

Articolo di Marta Buffon (Berlink Experience Tutor) e Cinzia Stefanoni (Berlink Work Placement and Training Manager)

Se vuoi leggere altri racconti dall’Erasmus clicca qui

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