Più si gioca più si impara!

Qualche anno fa c’erano i NAGC (Nucleo Addestramento Giovani Calcio), si è poi passati alle Scuole Calcio (gestite inizialmente per lo più da semplici, generosi appassionati non sempre competenti)...

Qualche anno fa c’erano i NAGC (Nucleo Addestramento Giovani Calcio), si è poi passati alle Scuole Calcio (gestite inizialmente per lo più da semplici, generosi appassionati non sempre competenti) ed ecco, infine, l’istituzione a livello federale Nazionale del settore Giovanile e Scolastico con un proprio Presidente responsabile e una struttura amministrativa atta a definire norme e regole per la gestione di una sua Scuola Calcio.

Oggi, quindi, questa denominazione riassume insieme due obiettivi accattivanti:

  • Un obiettivo Tecnico-Didattico
  • Un obiettivo Psico-Pedagogico.

Sulla scorta di quanto evidenziato, bisogna sottolineare che se è importante accrescere le qualità tecnico-motorie degli allievi, altrettanto importante se non di più, è sottolineare i valori che il gioco del calcio esprime: “allenare alla libertà, all’autonomia, alla creatività ed alla fantasia; induce, inoltre, alla riflessione, alla socializzazione ed all’aggregazione”.

Lo stesso ex presidente del S. Giovanni e Sc. FIGC, Luigi Agnolin (anche ex arbitro internazionale), sottolineava spesso l’importanza della cultura, dei valori e dell’etica, specie in ambito giovanile.

Passando, poi, alle figure essenziali dello staff tecnico-organizzativo di una Scuola Calcio, queste sono:

  • L’allenatore;
  • Il preparatore fisico-motorio;
  • L’allenatore di giovani e giovanissimi portieri;
  • Il medico sociale;
  • Lo psicologo;
  • L’arbitro dirigente;
  • Il segretario.

Ripeto: queste sono figure indispensabili per una efficiente Scuola Calcio (in particolare per le Attività di Base: dai sei anni ai dodici anni).
“Più si gioca più si impara!” è lo slogan che deve guidare i vari istruttori; il calcio è gioia, fantasia, creatività: non bisogna omologare forzatamente i ragazzi a un determinato verso tecnico-tattico. L’istruttore deve guidare l’apprendimento, mettere i bambini in condizioni di gioco varie che lascino il giovanissimo calciatore scoprire liberamente debite soluzioni, sviluppando il suo saper giocare.

Successivamente ai dodici anni e fino ai quindici, gli allenamenti devono in maniera graduale divenire più strutturati: si inizia un itinerario di formazione tattica collettiva che, pur tenendo soprattutto presente l’individuo, comincia a definire su piani operativi come le esigenze della squadra, del collettivo cominciano a diventare man mano sempre più importanti.

Entrando nello specifico, le due categorie dell’agonistica (regionale e/o nazionale) più interessate sono i Giovanissimi e gli Allievi.

Nei primi (Giovanissimi fascia A: l’anno 2016/’17 – la classe in questione sarà relativa ai nati del 2002!) vi è un grande cambiamento nei “desiderata” verso il calcio. Non si è più nella Scuola Calcio, dove è importante partecipare divertendosi ma, pur sempre divertendosi, diventa molto più importante partecipare con uno spirito diverso, con uno spirito vincente (e lo dice – udite, udite! – Pierre de Coubertin all’inizio del secolo scorso: “Citius!, Altius!, Fortius!” = più lontano, più alto, più forte.)

Nei secondi (Allievi fascia A: l’anno 2016/’17 – la classe interessata sarà relativa ai nati del 2000!)  questo si amplifica notevolmente. È noto infatti che in queste categorie circolano osservatori (e non!) che possono aprire le porte del grande calcio, quello professionistico. È qui che deve intervenire lo psicologo sportivo, appena ravvisa ragazzi che, terminata l’attività calcistica, senza particolari soddisfazioni o traguardi tanto agognati e/o ritornati dal sogno di un provino finito male, frustrati, devono essere recuperati alla gioia, al piacere del gioco e ai veri valori della vita quotidiana.

Fondamentale sarà parlare con i ragazzi (e con le famiglie) all’inizio, facendo capire loro cosa è il calcio e cosa è la vita, attenzionando i propri calciatori verso altri obiettivi per poter scovare il talento nascosto.

E, in conclusione, a puntino cadono le parole di un grande ex calciatore, Roberto Baggio, sul palco di Sanremo, in occasione dell’omonimo Festival della canzone italiana 2013, rivolgendosi a tutti i giovani: “Vi voglio far riflettere su cinque parole: passione, gioia, coraggio, successo e sacrificio. Abbracciate i vostri sogni e inseguiteli!”

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